Eccoci giunti ad un nuovo appuntamento. Dopo la piccola parentesi fatta con il precedente intervento, continuo a proporvi uno dei miei racconti brevi. Si tratta di "Un viaggio verso casa", realizzato se non erro verso settembre/ottobre 2008. E' ancora uno dei primi che ho realizzato, ma lo preferisco già di più rispetto al precedente! Buona lettura quindi ^^
La macchina frenò dolcemente, alzando un discreto polverone nel viale sterrato. Quando aprì la portella vide quel paesaggio che tanto gli era caro, quel paesaggio che non vedeva da ormai tre anni. Scaricata la piccola valigia, si avviò lungo il viale alberato di pioppi: il passo era lento, quasi volesse godersi ogni singolo momento del suo ritorno a casa. Quel luogo, così carico di ricordi, così evocativo era rimasto praticamente intatto, ed il tempo non lo aveva minimamente scalfito. I tre anni trascorsi negli Stati Uniti sembravano quasi un ricordo lontano, un sogno, un piccolissimo frammento di esistenza; eppure era sceso dall’aereo giusto qualche ora prima.
All’improvviso una dolce brezza iniziò ad accarezzargli il viso, era delicata e rinfrescante. Quella sensazione gli riportò alla mente piacevoli ricordi d’infanzia, come quando da piccolo, durante i caldi pomeriggi d’estate, usava coricarsi all’ombra di quegli enormi alberi e lasciarsi cullare dal vento ma soprattutto dalla fantasia.
Il passo, così solenne ed apparentemente inarrestabile, subì però una brusca interruzione: dinanzi ai suoi occhi si stagliava la carcassa bruciacchiata di un albero. Non era un albero qualunque, no. Quello era l’albero su cui avevano stretto la loro promessa. Si, lo riconosceva bene, le incisioni erano ancora parzialmente visibili: come un fulmine a ciel sereno, i ricordi si riaccesero in lui. All’improvviso, le figure di due bambini che giocano, di due ragazzi che parlano dei primi amori, di due uomini che si stringono una promessa all’ombra di quell’albero secolare.
Ma non aveva tempo per i ricordi, la sua camminata continuò qualche secondo dopo, di nuovo solenne, di nuovo inarrestabile; l’espressione del suo volto era però mutata, si era fatta più seria, più crucciata.
La villa gia si intravedeva alla fine dell’interminabile viale alberato, così imponente, così grande ma apparentemente così vuota e priva di vita. Eccola, la casa della sua infanzia, della sua adolescenza, della sua intera vita. Il chiacchiericcio di due donne, le urla di bambini che giocano...No, non era poi così vuota, la vita ancora dimorava al suo interno. Ad un tratto però osservò quella finestra in alto, all’ultimo piano della villa: era chiusa. Una lacrima scese sul suo volto, l’espressione era di nuovo mutata, ora nostalgica ma serena al contempo. Ecco perchè se ne era andato: lui non c’era più, portato via nel fuore degli anni, durante il periodo più bello della sua vita. La promessa suggellata all’ombra di quell’albero, che ormai non era altro che un tronco senza vita, era però stata mantenuta, e non aveva più nulla da rimpiangere...
Un viaggio verso casa
La macchina frenò dolcemente, alzando un discreto polverone nel viale sterrato. Quando aprì la portella vide quel paesaggio che tanto gli era caro, quel paesaggio che non vedeva da ormai tre anni. Scaricata la piccola valigia, si avviò lungo il viale alberato di pioppi: il passo era lento, quasi volesse godersi ogni singolo momento del suo ritorno a casa. Quel luogo, così carico di ricordi, così evocativo era rimasto praticamente intatto, ed il tempo non lo aveva minimamente scalfito. I tre anni trascorsi negli Stati Uniti sembravano quasi un ricordo lontano, un sogno, un piccolissimo frammento di esistenza; eppure era sceso dall’aereo giusto qualche ora prima.
All’improvviso una dolce brezza iniziò ad accarezzargli il viso, era delicata e rinfrescante. Quella sensazione gli riportò alla mente piacevoli ricordi d’infanzia, come quando da piccolo, durante i caldi pomeriggi d’estate, usava coricarsi all’ombra di quegli enormi alberi e lasciarsi cullare dal vento ma soprattutto dalla fantasia.
Il passo, così solenne ed apparentemente inarrestabile, subì però una brusca interruzione: dinanzi ai suoi occhi si stagliava la carcassa bruciacchiata di un albero. Non era un albero qualunque, no. Quello era l’albero su cui avevano stretto la loro promessa. Si, lo riconosceva bene, le incisioni erano ancora parzialmente visibili: come un fulmine a ciel sereno, i ricordi si riaccesero in lui. All’improvviso, le figure di due bambini che giocano, di due ragazzi che parlano dei primi amori, di due uomini che si stringono una promessa all’ombra di quell’albero secolare.
Ma non aveva tempo per i ricordi, la sua camminata continuò qualche secondo dopo, di nuovo solenne, di nuovo inarrestabile; l’espressione del suo volto era però mutata, si era fatta più seria, più crucciata.
La villa gia si intravedeva alla fine dell’interminabile viale alberato, così imponente, così grande ma apparentemente così vuota e priva di vita. Eccola, la casa della sua infanzia, della sua adolescenza, della sua intera vita. Il chiacchiericcio di due donne, le urla di bambini che giocano...No, non era poi così vuota, la vita ancora dimorava al suo interno. Ad un tratto però osservò quella finestra in alto, all’ultimo piano della villa: era chiusa. Una lacrima scese sul suo volto, l’espressione era di nuovo mutata, ora nostalgica ma serena al contempo. Ecco perchè se ne era andato: lui non c’era più, portato via nel fuore degli anni, durante il periodo più bello della sua vita. La promessa suggellata all’ombra di quell’albero, che ormai non era altro che un tronco senza vita, era però stata mantenuta, e non aveva più nulla da rimpiangere...

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