martedì 28 aprile 2009
Photoshop - Esperimenti 3!
venerdì 24 aprile 2009
Photoshop - Esperimenti 2!
giovedì 23 aprile 2009
Photoshop - Esperimenti!


domenica 19 aprile 2009
Un viaggio verso casa
La macchina frenò dolcemente, alzando un discreto polverone nel viale sterrato. Quando aprì la portella vide quel paesaggio che tanto gli era caro, quel paesaggio che non vedeva da ormai tre anni. Scaricata la piccola valigia, si avviò lungo il viale alberato di pioppi: il passo era lento, quasi volesse godersi ogni singolo momento del suo ritorno a casa. Quel luogo, così carico di ricordi, così evocativo era rimasto praticamente intatto, ed il tempo non lo aveva minimamente scalfito. I tre anni trascorsi negli Stati Uniti sembravano quasi un ricordo lontano, un sogno, un piccolissimo frammento di esistenza; eppure era sceso dall’aereo giusto qualche ora prima.
All’improvviso una dolce brezza iniziò ad accarezzargli il viso, era delicata e rinfrescante. Quella sensazione gli riportò alla mente piacevoli ricordi d’infanzia, come quando da piccolo, durante i caldi pomeriggi d’estate, usava coricarsi all’ombra di quegli enormi alberi e lasciarsi cullare dal vento ma soprattutto dalla fantasia.
Il passo, così solenne ed apparentemente inarrestabile, subì però una brusca interruzione: dinanzi ai suoi occhi si stagliava la carcassa bruciacchiata di un albero. Non era un albero qualunque, no. Quello era l’albero su cui avevano stretto la loro promessa. Si, lo riconosceva bene, le incisioni erano ancora parzialmente visibili: come un fulmine a ciel sereno, i ricordi si riaccesero in lui. All’improvviso, le figure di due bambini che giocano, di due ragazzi che parlano dei primi amori, di due uomini che si stringono una promessa all’ombra di quell’albero secolare.
Ma non aveva tempo per i ricordi, la sua camminata continuò qualche secondo dopo, di nuovo solenne, di nuovo inarrestabile; l’espressione del suo volto era però mutata, si era fatta più seria, più crucciata.
La villa gia si intravedeva alla fine dell’interminabile viale alberato, così imponente, così grande ma apparentemente così vuota e priva di vita. Eccola, la casa della sua infanzia, della sua adolescenza, della sua intera vita. Il chiacchiericcio di due donne, le urla di bambini che giocano...No, non era poi così vuota, la vita ancora dimorava al suo interno. Ad un tratto però osservò quella finestra in alto, all’ultimo piano della villa: era chiusa. Una lacrima scese sul suo volto, l’espressione era di nuovo mutata, ora nostalgica ma serena al contempo. Ecco perchè se ne era andato: lui non c’era più, portato via nel fuore degli anni, durante il periodo più bello della sua vita. La promessa suggellata all’ombra di quell’albero, che ormai non era altro che un tronco senza vita, era però stata mantenuta, e non aveva più nulla da rimpiangere...
martedì 14 aprile 2009
Bollettino di...Sciacallaggio!
Ma... Questo intervento nel mio blog non è per niente volto a trattare la tragedia nel suo specifico, ne ad elogiare la misericordia dell'italiano medio. Fatta quindi questa piccola premessa, andiamo al clou della questione.
Sciacalli. Il termine che mi viene in mente è solo questo. E non parlo di quei criminali andati a derubare le case ormai abbandonate dell'Aquila. Sto parlando di altri sciacalli. Avete già capito vero? Beh si, sto parlando proprio dei telegiornali ed in generale dell'informazione pubblica. Nemmeno il tempo di sfollare le persone dalla città che frotte e frotte di giornalisti assetati di scoop si sono fiondati sul luogo. Telecamere ad ogni angolo, reportage ad ogni piccola news. Ora comprendo che un telegiornale debba offrire un adeguato servizio d'informazione, ed anzi gli approfondimenti svolti talvolta saranno sicuramente stati utili alle famiglie che avevano parenti nelle zone colpite dal sisma, ma in certi momenti non si è forse esagerato? Non si è forse toccato il fondo del barile, raschiato ed iniziato a scavarci sotto quando i giornalisti andavano di forza ad intervistare persone ancora in stato di shock, in lacrime o peggio ancora ferite, chiedendo informazioni su quanto era avvenuto con oltretutto una certa insistenza? Non è forse squallido vedere un'informazione pubblica che va alla ricerca della tragedia più grossa per riuscire ad ottenere il maggior numero di ascolti rispetto al notiziario concorrente? Ma d'altra parte è così che accade la maggior parte delle volte e questa ultima settimana ne è stata l'ennesima prova. Sono stati sette giorni di saturazione mediatica sull'argomento: non sono bastati i telegiornali a bombardarci di notizie, si sono messi in mezzo programmi come Porta a Porta e tutti i loro “parenti”. Una situazione veramente vomitevole, scusate il termine, nella quale il terremoto in Abruzzo si è tramutato da “dramma” a “gallina dalle uova d'oro”.
E qui si ritorna quindi alla questione sollevata all'inizio: sono sciacalli! Si dimostra sdegno per coloro che hanno derubato le abitazioni ormai abbandonate? Bene, io direi di dimostrarlo anche per l'informazione pubblica italiana, che come di consueto, ha strumentalizzato l'ennesima tragedia e non ha mostrato il benché minimo rispetto per le vittime ed i loro familiari. Squallido, veramente squallido.
“E ricordiamo ai gentili ascoltatori che durante il giorno del sisma, il nostro TG è stato quello con il più alto numero di ascolti! Arrivederci e buona giornata da tutto lo staff!”
sabato 4 aprile 2009
Il suo ultimo anno
Il brano non ricordo con precisione quando è stato scritto...Credo, se non ricordo male, verso maggio 2008. E' stato il primo in assoluto che ho realizzato da quando mi sono cimentato a scrivere racconti brevi. Buona lettura, e scusate quindi se non è un granchè :p
"Yellow submarine, Yellow submarine”
Quel maledetto motivetto continuava a girargli per la testa ormai da diverso tempo e, anche a causa del caldo e del sole ormai alto, non riusciva più a riprendere sonno. Il vero motivo di quel disagio era però un altro: quello era il primo giorno dell’ultimo anno da adolescente.
Leo, così veniva chiamato Leonardo Carbetta dagli amici, non era un tipo superstizioso ma anzi, alla fortuna ci credeva ben poco. Tuttavia sentiva dentro di sé una strana sensazione, come se l’esito dell’intero anno si basasse unicamente sull’andamento di quella giornata. “Bell’inizio di merda” aveva esclamato una volta sceso dal letto, ed ecco che con fare di chi ha appena ricevuto un pugno nello stomaco, si accinse a rovistare nell’armadio in cerca di qualcosa da mettere. Voleva essere il più ben vestito possibile, così da lasciare a bocca aperta quegli antipatici dei suoi compagni di classe, per lo più appartenenti alla Padova perbene, e con tanta puzza sotto il naso. Questi però non erano gli unici che voleva stupire: il suo obiettivo principale, come è logico aspettarsi da un ragazzo diciottenne, era quello di riuscire a farsi notare da Cristina, una sua compagna di classe verso cui non aveva ben chiari i sentimenti che provava, ma per la quale nutriva una grande ammirazione. Ammirazione forse un po’ sprecata tuttavia, poiché la ragazza era tutt’altro che la persona che Leo aveva idealizzato nei suoi pensieri.
Una volta vestitosi con un paio di Jeans stretti ed una maglietta dell’Hard Rock Cafè Parigi, simbolo del viaggio con gli amici durante l’estate, si avviò verso la cucina per fare la sua consueta colazione a base di the e biscotti. Ad aspettarlo però non vi era la madre bensì un biglietto:
“Scusami tesoro ma ho dovuto aprire il negozio in anticipo per una cliente, ti lascio i soldi per la colazione. Baci Mamma!”
Letto il biglietto, si voltò di scatto verso il gatto che dormiva pigramente sulla sedia: “Fantastico, oggi non vuole proprio girare eh?”. L’animale alzò un attimo la testa, osservò stordito il suo interlocutore, dopodichè tornò a dormire. Leo a quel punto prese i 5€ che giacevano sotto il biglietto della madre e decise di dirigersi con il suo motorino verso la scuola. Una volta giunto al garage, si accorse però che aveva lasciato il casco al piano superiore, cos’ì, tutto di corsa poiché era ormai tardi, salì e scese le scale nel giro di pochi secondi. Il motorino, un Phantom vecchio di cinque anni e con ormai più di sessantamila chilometri sulle spalle, partì fortunatamente al primo colpo. Al semaforo sotto casa imboccò la superstrada che quel lunedì era insolitamente sgombra dal traffico. Alla vista di tale desolazione, un pensiero gli balzò spontaneo:“ Ti pare che noi siamo gli unici sfigati che iniziano il 4 settembre?”. In effetti il ragazzo aveva ragione, il suo istituto, la scuola di ragioneria Marconi, era l’unico che quell’anno aveva fissato l’inizio dell’anno scolastico una settimana prima rispetto al calendario adottato da tutta la provincia di Padova. Il motivo era molto semplice: il preside, tale Simone Andreoli, un individuo sulla cinquantina pelato e dal vestire stravagante, oltre che ad essere un grande donnaiolo ed appassionato di barche a vela, aveva una spasmodica attrazione verso la stampa e gli obiettivi , e sperava con quel subdolo stratagemma di attirare qualche TV o giornale locali. Leo aveva visto poche volte quel singolare individuo ma, al contrario dei suoi compagni di scuola, nutriva una certa simpatia verso quell’uomo che gli ricordava tanto le scimmiette che si vedono spesso nei circhi.
Il ragazzo era talmente intento ad immaginarsi il preside in un circo a fare la scimmia, che per poco non mancava l’uscita che portava al centro di Padova. Dopo qualche istante di panico quindi, tutto si era risolto in una brusca frenata che fortunatamente non ebbe conseguenze.
Una volta arrivato all’istituto, il ragazzo parcheggiò il motorino nel solito posto a lui “riservatogli” ormai da quattro anni, notando che la bici di Cristina era parcheggiata poco lontano. Si avviò così tutto euforico verso l’ingresso, e durante il tragitto notò subito una figura familiare che lo salutava da lontano. A causa del sole negli occhi però, non riusciva a capire chi fosse fino a quando non se la trovò davanti. Quando realizzò la persona che stava fissando, un brivido gli attraversò tutta la schiena: era Clara, una ragazza fatalmente bella ma dalla reputazione tutt’altro che rispettabile. Alta circa un metro e settantacinque, aveva una folta criniera rossa, occhi azzurri come il cielo, con labbra carnose ed un naso a patatina, un seno prorompente (Leo aveva calcolato circa una quarta) sempre in bella vista grazie a scollature mozzafiato ed un paio di gambe che avrebbero fatto invidia anche alla più bella delle top model. Perché allora tale reazione di paura nei confronti della tanto bella e disponibile Clara? Beh è semplice, la ragazza , sempre abituata ad ottenere tutto quello che voleva grazie al suo corpo, provava una forte attrazione nei confronti di Leo. Il ragazzo però, odiava profondamente questo suo modo di fare spregiudicato ed aggressivo, tanto che cercava in tutti i modi di evitarla, e la cotta per Cristina contribuiva sicuramente ad accentuare la considerazione negativa verso Clara.
Leo, dopo essere stato muto per qualche secondo, salutò la ragazza bruscamente, dopodichè cono fare impacciato si allontanò il più velocemente possibile. A tale reazione Clara era ormai abituata, ma gia nella testa stava architettando un qualche subdolo modo per riuscire a far cadere il ragazzo fra le sue braccia. Dopo essersi ripreso dallo shock, Leo si diresse verso la sua classe: la 5° BI (sezione B, corso Igea) che quest’anno si trovava al secondo piano. Non avendola vista in giro, il ragazzo pensò che Cristina doveva gia essere in classe, e durante le scale fece un piccolo resoconto dei sentimenti che effettivamente provava per lei, realizzando che forse era venuto il momento di confessarle il suo “amore”.
“Ecco, 5° BM, qui dentro vivrò l’ultimo anno di adolescenza, qui dentro vivrò un anno fantastico!” pensò tra se e se, dopodichè aprì la porta con fare deciso ed entrò. Quello che lo aspettava dentro però, era tutt’altro che fantastico. C’era si Cristina, e a quanto pare non era sola…






